Category Archives: vendita

Il partner ideale per sviluppare la propria azienda!

 

Il periodo non è sicuramente dei migliori. La crisi economica non è ancora stata superata. La guerra in Libia e il terremoto del Giappone rischiano di dare un’ulteriore destabilizzazione al prezzo del Petrolio e conseguentemente alle spese vive delle aziende.

Ma come fare per riuscire ad ottenere grandi risultati anche in periodo del genere?

Bisogna essere forti e strutturati dal punto di vista commerciale. Non sempre però un’azienda è sufficientemente forte da poter creare al proprio interno una rete vendita strutturata e performante. La soluzione migliore è quella di rivolgersi ad una agenzia di vendita nazionale, che si occupa non solo dello sviluppo commerciale ma anche della gestione del customer care.

Quando ci si rivolge ad un’agenzia di vendita o un’agenzia di rappresentanza spesso si compie l’errore di pensare che sia formata da un gruppo di venditori che si occupa di vendere un prodotto. Invece, le agenzie molto performanti hanno un approccio diverso, molto più strutturato. Generalmente hanno al loro interno i seguenti reparti:

Contact center
Il reparto specializzato nella creazione di contatti interessati a prodotti/servizi da vendere. Molto importante che questo reparto sia esperto di lead generation sia attraverso strategie tradizionali che attraverso strategie web.

Rete di vendita
Ovviamente un’agenzia di vendita deve avere molti venditori fidelizzati e la capacità di trovarne altri velocemente. Deve essere molto brava nella formazione e motivazione degli stessi

Amministrazione commerciale e vendite
Questo reparto dell’azienda, molto sottovalutato e soprattutto improvvisato nella maggioranza dei casi, è fondamentale per curare tutta la parte della creazione, gestione e cura del portafoglio clienti dal punto di vista amministrativo, incassi, e contratti.

Customer Care
senza la cura del cliente, un’azienda deve sempre crearne di nuovi. Questo è troppo costoso. Quindi è fondamentale che l’agenzia di vendita sappia, al meglio, curare il portafoglio clienti fidelizzandoli

Reparto di ottimizzazione e cura del portafoglio clienti
Un altro reparto, raramente presente in un’azienda, è quello che studia il proprio portafoglio clienti e crea e ottimizza i prodotti per organizzare numerose vendite successive.

Quando ci si rivolge ad un’agenzia di vendita è necessario avere le idee molto chiare e soprattutto bisogna rivolgersi sono alle agenzie che dimostrano competenza e credono nel prodotto.

Il grande vantaggio di avere come partner un’agenzia di vendita.

Ortofrutta: solo l’1% della produzione in vendita diretta

Il valore aggiunto, parole che ai più non dicono nulla ma che rappresentano l’incubo degli agricoltori, degli imprenditori agricoli, in particolar modo nel settore ortofrutta. Un’agricoltura che produce e finanzia il grossista perché se in 60 giorni produci la verdura poi la vendi a uno che te la paga dopo 120 giorni e che si prende questo benedetto “valore aggiunto” stai finanziando qualcun altro che oltre a non mettere un euro con i tuoi investimenti specula il valore aggiunto. E quando l’agricoltore chiede come fare a prenderselo lui quel valore aggiunto, che poi sono Euro sonanti, c’è chi gli dice che deve organizzarsi.
Per l’ortofrutta solo l’1% è rappresentata dalla vendita diretta ed è davvero in controtendenza il Farmer’s Market di Via Foscarini, 16 – angolo Via S. Grande (nei pressi del cinema Santa Lucia) rispetto al convincimento instillato dalla Grande Distribuzione Organizzata che vuole che chi si interessa di produrre deve solo fare quello, così come deve fare solo quello chi confeziona e chi distribuisce.
Invece da noi inizia tutto in controtendenza anche alla credenza secondo cui per vendere si tratterebbe di investire nella ricerca, trovare un clone di un prodotto appetibile dal mercato, fare un club del prodotto affinché si tuteli il produttore e quindi cominciare l’INVASIONE GLOBALE.
Il 50% dell’ortofrutta italiana si vende in Germania ma c’è il problema delle BARRIERE FITOSANITARIE che impediscono di esportare l’ortofrutta italiana in paesi che sarebbero degli ottimi mercati.
Per gli Stati Uniti la nostra ortofrutta ha l’obbligo di transitare solo attraverso il porto di New York cosa che non interessa a noi del Salento leccese perché negli USA esportiamo grossi quantitativi di Kiwi e Agrumi, ma la cosa che lascia senza fiato tutti è che in Cina, Corea del Sud e Giappone, che sono paesi grandi consumatori di Kiwi, noi siamo impossibilitati ad esportare perché questi paesi pongono barriere fitosanitarie.
Tentare delle trattative paese per paese costa fatica e anni di contatti. La politica dovrebbe mettere mano a questo, anche perché gli imprenditori italiani sono presenti in questi paesi.
Il messaggio è rivolto al Ministero per il Commercio con l’estero, al ministero degli esteri e alla nostra agenzia di commercio l’istituto nazionale per il commercio con l’estero ICE http://www.ice.gov.it/ che dovrebbe, assistito dal Ministero degli affari esteri http://www.esteri.it/MAE/IT e dal Ministero dello sviluppo economico – commercio internazionale http://www.mincomes.it/ , aprire un negoziato con questi paesi sia dell’America che dell’Asia.
La cosa che deve far riflettere è che nonostante il SUPER EURO, che dovrebbe agire facendo diminuire le esportazioni, il Kiwi aumenta la quantità di esportazione. Questo fatto ci deve far riflettere e deve comportare un’azione consequenziale.
L’idea mi è venuta quando ho dovuto registrare le parole amare di un produttore di Kiwi del Salento leccese che non raccoglie più il prodotto perché il prezzo è troppo basso.
Solo un’ultima annotazione su quello che si dice quando si parla di agricoltura; è vero che c’è quella locale, quella del Farmer’s Market di Via Foscarini, 16 – angolo Via S. Grande (nei pressi del cinema Santa Lucia) o quella degli agriturismo per intenderci, ma si deve parlare anche, e forse soprattutto, del marcato globale per rafforzare anche con il “CLUB DI PRODOTTO” l’anello debole che è l’azienda agricola.
In Puglia per il clima, per la naturale propensione della nostra terra a produrre alimenti sani che ha visto sancire il motto: «La dieta mediterranea è un patrimonio da custodire e da diffondere»
inventato dal collega Dott. Agr. Paolo De Castro già Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali oggi presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo che presentò la candidatura della dieta mediterranea a Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, che oggi come tutti sano è una realtà. Per questa dieta fatta di pane, olio e vino c’è la possibilità di fare il Copyright delle varietà e istituire i Club dei Produttori.
Mi rivolgo particolarmente ai maestri dell’Università, specificamente ai prof. delle Facoltà di Agraria d’Italia, la ricerca pubblica generosa e competente del nostro Paese, ai loro saperi e alle loro ricerche che hanno tutte le carte in regola per creare innovazione e fare della Puglia e dell’intero Mezzoggiorno il “Club dei produttori del mondo!”

ANTONIO BRUNO

Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario InternationalMaster’s Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).

Confcommercio su vendite al dettaglio: staticita’ della domanda

I dati sulle vendite al dettaglio del settore commercio in valore confermano il permanere di una situazione di staticità della domanda per consumi di beni da parte delle famiglie, come gia anticipato dall’ICC: è il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui dati Istat di oggi.

Non sembra pertanto – conclude la nota – essersi ancora avviata quella fase di solida ripresa della domanda interna per consumi, l’unica in grado di imprimere slancio alla ripresa e garantire un apprezzabile recupero di quanto perso nella fase recessiva.

Commercio: i consumi a tavola degli italiani restano al palo

 

 

Questo blog tratta di temi inerenti commercio, vendita, negozi, outlet, abbigliamento

 

I consumi a tavola restano al palo. Meno pane, carne, olio e vino. Bene pasta, latte, formaggi, yogurt e frutta. Ma le difficoltà economiche spingono il 60 per cento delle famiglie a cambiare menù.

Secondo un’indagine della Cia, condotta anche sulla base dei dati Ismea e Istat, conferma una situazione stagnante per gli acquisti alimentari: più 0,3 per cento nel primo semestre 2009. Anche le previsioni per l’intero anno parlano di un solo più 0.2 cento. Cresce la spesa negli hard-discount.

Le tavole degli italiani continuano a risentire della crisi economica. I consumi alimentari segnano una sostanziale stabilità, dovuta anche alla frenata della corsa dei prezzi. Nel primo semestre 2009 si è registrato, in quantità, un lieve aumento (più 0,3 per cento) rispetto allo stesso periodo del 2008, quando, tuttavia, si era avuta una preoccupante caduta. Non certo più incoraggianti le previsioni per l’intero anno che parlano di una crescita di appena lo 0,2 per cento. Una situazione che ha spinto il 60 per cento delle famiglie a modificare il proprio menù, il 35 per cento a limitare gli acquisti, il 34 per cento ad optare per prodotti di qualità inferiore. E’ quanto si ricava da una ricerca della Cia-Confederazione italiana agricoltori condotta a livello territoriale e sulla base dei dati Ismea e Istat che sarà presentata in occasione della terza Conferenza economica che si terrà a Lecce il 2 e 3 ottobre prossimi.


Nel dettaglio, nei primi sei mesi dell’anno -rileva la Cia- si hanno contrazioni nella domanda di derivati dei cereali (meno 2,8 per cento), dovute soprattutto al pane, ai primi piatti surgelati e ai biscotti dolci, mentre continua a tenere la pasta. Si registrano flessioni anche per la carne bovina (meno 2,6 per cento) e avicola (meno 3 per cento), per l’olio di oliva (meno 2,7 per cento) e per i vini e spumanti (meno 2,9 per cento). Da rilevare che tra quest’ultimi, alla buona domanda per i vini a denominazione ha fatto riscontro una diminuzione degli acquisti di vino da tavola e di spumante. Restano, invece, invariati gli acquisti domestici di carne suina, salumi e ortaggi. Una domanda più vivace, invece, si è avuta per il latte e i derivati del latte (più 0,8 per cento), in particolare i formaggi e lo yogurt. In forte crescita, al contrario, i consumi di frutta che hanno segnato un più 4,8 per cento.
Per quanto riguarda le previsioni per l’intero 2009, la Cia -anche sulla base delle rilevazioni Ismea- evidenzia che i consumi dei prodotti agro-alimentari dovrebbero attestarsi, in quantità, sugli stessi livelli del 2008. Anche sul fronte della spesa non sono attesi particolari incrementi, grazie alla stabilità dei listini di cui sta godendo attualmente il mercato. Nel dettaglio, le voci che hanno registrato una flessione della domanda nel primo semestre, rimarranno in trend negativo, ma le contrazioni dovrebbero attenuarsi, mentre dovrebbe proseguire il buon andamento degli acquisti di prodotti ittici, frutta e agrumi e latte e derivati.
La spesa per generi alimentari e bevande -sottolinea al Cia- è attestata, sempre nel primo semestre 2009, su 475 euro, circa 9 euro in più rispetto ai 466 euro registrati nell’analogo periodo del 2007. Un risultato dovuto alla sostenuta dinamica inflazionistica che ha caratterizzato il settore ( più 5,4 per cento). Un effetto -come rileva lo stesso Istat- che è stato, tuttavia, mitigato dalla messa in atto di strategie di risparmio da parte delle famiglie. Infatti, la quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 40 per cento. In particolare, si attesta al 43,4 per cento per il pane, al 49,2 per cento per la pasta, al 55,7 per cento per la carne, al 58 per cento per il pesce e al 53,7 per cento per frutta e verdura.
E’ continuata ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6 del 2006, al 9,7 per cento del 2007, al 10,9 per cento del 2008, all’11 per cento nel primo semestre del 2009). Il supermercato rimane il luogo di acquisto prevalente (68,1 per cento), soprattutto nel Centro-Nord (superiore al 70 per cento), immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7 per cento), in particolare nel Mezzogiorno (76,2 per cento) e per l’acquisto di pane (59,4 per cento). Il 17,2 per cento delle famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22 per cento nel Nord, dove questa tipologia distributiva è più diffusa. Al mercato si reca circa il 22 per cento delle famiglie del Centro-Nord contro il 33,1 per cento del Mezzogiorno.
Sempre nei primi sei mesi del 2009, la spesa per generi alimentari e bevande ha rappresentato, in media, il 19,1 per cento di quella mensile totale ed è così ripartita: 3,2 per cento pane e cereali, 4,3 per cento carne, 1,6 per cento pesce, 2,7 per cento latte, formaggi e uova, 0,8 per cento oli e grassi, 3,4 per cento frutta, ortaggi e patate, 1,3 per cento zucchero, caffé e altri, 1,8 per cento bevande.

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