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Roadshow Pmi: a Genova si parla di fiscalità e imprese

Appuntamento lunedì 18 maggio a Palazzo San Giorgio. Si parlerà di “Fiscalità e Pmi”. Partecipano il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola.

Lunedì 18 maggio Genova (Palazzo San Giorgio –Sala delle Compere dalle 10.30) ospiterà il Roadshow PMI di Confcommercio, l’iniziativa itinerante su tutto il territorio nazionale che, nel contesto della Prima settimana Europea delle PMI promossa dall’UE, affronta, in ciascuna delle nove tappe previste, un tema di particolare interesse per il mondo delle piccole e medie imprese.

La tappa di Genova è la settima e si parlerà del rapporto difficile tra fisco e imprese in un convegno dal titolo “Fiscalità e Pmi: un fisco sostenibile per le piccole e medie imprese” nel corso del quale verranno presentati i risultati di una ricerca di Confcommercio sul tema. Partecipano il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, il senatore Enrico Morando, il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, il presidente della provincia di Genova, Alessandro Repetto, il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, il presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo e il presidente di Confcommercio Liguria, Paolo Odone.


Roadshow Pmi: imprese “ostaggio “ della criminalità

A Palermo, nella suggestiva cornice di Palazzo dei Normanni, si è tenuta la sesta tappa del Roadshow PMI con il Convegno dal titolo “ PMI: legalità e sicurezza per un nuovo ciclo di sviluppo” dedicato al tema della Criminalità e PMI. Nel corso del convegno sono stati illustrati i risultati di una ricerca di Confcommercio, in collaborazione con Format, sull’argomento. Contraffazione, abusivismo e criminalità incidono negativamente sulla competitività delle Pmi. A indicarlo sono in particolare le imprese del commercio. Al di là della crisi economica, della riduzione dei consumi e delle difficoltà di accesso al credito a generare incertezza sullo sviluppo e sul futuro delle imprese sono i fenomeni legati alla microcriminalità e alla criminalità organizzata.

Per il 24,5% delle Pmi negli ultimi due anni e’ peggiorato il livello di sicurezza. Due imprese su tre destinano in media il 2% dei propri ricavi al sostegno dei costi per la sicurezza. Ciò implica che una quota rilevante dei margini lordi (tra il 10% e il 25%) e’ destinata ad essere sottratta al reddito degli imprenditori o agli investimenti per spese connesse alla sicurezza e alla sopravvivenza stessa dell’attività. Il 4,1% delle Pmi considera la possibilità di trasferire altrove la propria attività o di cederla a causa del rischio di rapine, furti o estorsioni. Tra le cause principali della criminalità, il 71,1% degli imprenditori indica l’ impunità dei criminali e la mancanza di certezza della pena, il 31,6% l’immigrazione clandestina, il 22% il degrado urbano e sociale, anche in termini di mancanza di infrastrutture. Le forze dell’ordine (per il 33,3% delle Pmi) e le associazioni di categoria (per il 22,9%) sono i soggetti che le imprese sentono più vicini nella lotta alla criminalità. A fare gli “onori di casa” è stato il presidente di Confcommercio Palermo, Roberto Helg, che si è detto soddisfatto del numero crescente di imprenditori che hanno deciso di denunciare il racket.

“Partendo da zero – ha aggiunto Helg – i risultati ottenuti sono notevolissimi. Il percorso però è ancora lungo e dobbiamo continuare ad insistere”. Helg ha poi sottolineato l’importanza di continuare sulla strada della legalità, senza la quale “non si va da nessuna parte”. Infine, il presidente della Confcommercio peloritana, riferendosi all’indagine presentata da Confcommercio, ha osservato che “la fiducia nelle forze dell’ordine è in forte crescita”. Per il responsabile Sicurezza del Pd, Marco Minniti, “la sensazione di insicurezza testimonia che la questione della sicurezza non poteva essere risolta con un colpo di bacchetta magica solo perché cambiava la maggioranza di governo”. “Molte sono le questioni ancora sul tappeto – ha sottolineato Minniti – dal controllo del territorio, che non si fa con l’uso di militari e ronde ma con il rafforzamento delle forze di polizia, all’immigrazione che viene considerata una questione criminale non comprendendo che senza una reale integrazione si spinge l’immigrato nelle mani della criminalità e nella clandestinità”. “La sicurezza – ha concluso Minniti – non può essere affrontata con dei totem di carattere ideologico, che producono effetti rovesciati rispetto a quelli proclamati”.