La vendita dei vini italiani all’estero

Italia terra di santi, poeti navigatori e …ct dell’Italia e vini. Le ultime due aggiunte, non meno veritiere, sono una mia personale aggiunta ma chi non è mai sostituito ai Lippi, ai Bearzot, agli Zoff. E chi non ha mai discusso dei qualità dei vini italiani, va detto che anche in questo campo c’è una forte rivalità, per non parlare di vera e propria idiosincrasia, con i nostri cugini francesi.

Le moderne tecnologie digitali permettono la vendita di vini anche a case e cantine di medie quando non piccole dimensioni, una strada difficilmente praticabile anche solo pochi anni fa e che invece l’avvento del cosiddetto web 2.0 ha reso possibile in virtù della pervasività a basso costo della rete. Oggi una cantina del beneventano può, con un investimento risibile se confrontato con quelli della promozione “classica”, arrivare nelle case si un abitante della Patagonia come in quella di un siberiano.

E’ il web 2.0 amici, la nuova arena competitiva, che ha rivoluzionato il modo di comunicare, di socializzare e, dal momento che tutto è interconnesso, anche il modo di fare commercio ed affari. Una rivoluzione che non poteva non investire, prima o poi, tutti gli aspetti del commercio e tutte le merci, ivi compreso pertanto anche il mondo del vino.

Il mondo del vino, e la vendita dello stesso, ha tratto nuova linfa, è proprio il caso di dire, dalla crescita e dall’esplosione del commercio elettronico.

I vini italiani sono molto apprezzati, tanto per dire, in una nazione estesa e ricca come gli Stati Uniti d’America, le prospettive commerciali per i nostri grandi marchi come le cantine sociali e le coop sono enormi; a maggior ragione se si pensa che gli Usa hanno anche loro dei buoni vini, prodotti soprattutto lungo la Napa Valley in California e nel Nord-Est, specialmente nella zona dei Grandi Laghi al confine con il vicino Canada, dove producono un ottimo icewine, il vino ottenuto pressando uva ghiacciata.

Ma, nonostante tutto, gli statunitensi amano, e molto, i vini italiani.

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